Twitter in Italia
Finalmente l’ho capito, o almeno così penso, perché italo-Twitter, come dicono i Wu Ming, ultimamente sia diventato un posto invivibile.
Intro:
Twitter, qui in Italia Twitter fino a poco tempo fa non era così conosciuto e, di conseguenza, frequentato. Ci gironzolava gente interessata a discutere o apprendere notizie ed era questo che lo distingue(va) da Facebook. Come lessi da qualche parte “la differenza tra FB e Twitter è che su Facebook segui le persone, su Twitter le idee e gli interessi”.
Ma cos’è successo ultimamente?
Twitter è diventato di moda. “Colpa” delle rivolte e rivoluzioni in giro per il mondo, dove le news vengono scambiate a colpi di tweet, i giornali e le televisioni italiane hanno cominciato ad involvere sempre di più lo spettatore in questa tecnologia. L’italiano medio svaccato sul divano ha colto subito la palla al balzo Facebook-Internet-Twitter e si è precipato di fronte al computer.
L’utilizzo di Twitter in Italia negli ultimi mesi è aumentato a dismisura e l’apertura di questo social network al re indiscusso FB, permettendo l’accesso con lo stesso account ha sicuramente aiutato.
Il risultato?
Twitter è invaso da utenti abituati a parlare dei-cazzi-loro-senza-pensare in giro per FaceBook e pensano bene di farlo anche su Twitter. Ma con una differenza. Twitter non è stato creato per quello, è nato per inviare brevi messaggi al mondo, news, flash, istanti. Ecco quindi che l’italiano medio, catapultato da FB a Twitter, usa lo stesso metodo di ragionamento (nessuno) per parlare di problemi attuali e complessi come il #notav, spargendo in giro per la rete siffatte perle d’ignoranza di dimensioni cosmiche:
Non conosco le ragioni #notav nè quelle #sitav, ma la violenza contro le forze dell’ordine è inconcepibile.






